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severus



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MessaggioInviato: Lun Lug 13, 2009 4:53 pm Rispondi citando

Fan Fiction - brekke
E' una questione di scelta




Precisazioni: NC17, scritta dopo l'uscita della "Fenice", quindi non tiene
conto degli eventi accaduti nel "Principe".




È una questione di scelta

Capitolo uno: Ritorno ad Hogwarts

20 dicembre, mattino alla Tana

Weasley,
è stato piacevole; oserei dire molto piacevole, ma è finita.
Ho cose più importanti a cui dedicarmi.
Malfoy

Ginny si svegliò madida di sudore, con il cuscino zuppo di lacrime.
Per un momento non seppe dove si trovava, poi riconobbe la sua camera alla Tana e, con un lieve gemito, si rannicchiò in posizione fetale sotto le coperte, mentre l’incubo ritraeva con riluttanza da lei gli ultimi tentacoli.
Quante volte avrebbe dovuto fare ancora il maledetto sogno? pensò rabbiosamente.
Ormai erano passati cinque lunghi anni e a quest’ora avrebbe dovuto farsene una ragione.
Faticosamente si districò dalle lenzuola, avvolte intorno a lei come le spire tenaci di un serpente: il letto sembrava un campo di battaglia, segno di una notte molto agitata.
Si alzò dal letto; la vista familiare della sua stanza, colma di tanti ricordi d’infanzia le diede un poco di conforto.
Dappertutto c’erano segni di episodi allegri o tristi, amorosamente raccolti negli anni della sua infanzia e adolescenza e conservati con ogni cura: vecchie foto, il poster delle Sorelle Stravagarie, qualche peluche frusto e consumatissimo, con le cuciture allentate, da cui uscivano batuffoli di imbottitura, la minuscola scopa sulla quale il suo paparino le aveva insegnato i primi rudimenti di volo, i libri di scuola, i suoi diari, difesi fieramente dall’invadenza curiosa dei fratelli.
La piccola stanza, pur rigorosamente linda, presentava un aspetto scompagnato: alle pareti correvano i tubi dell’acqua che disegnavano percorsi strani ed inverosimili; i vetri alle finestre erano diversi come colore e forma e il pavimento presentava una collezione rispettabilmente ampia di legni diversi, fissati a caso, senza rispettare un disegno preciso.
Ogni singolo oggetto in quella stanza le era familiare, anzi faceva parte di lei, eppure provava una singolare sensazione di estraneità.
Quella era la camera da letto di una ragazzina con milioni di sogni e speranze; la Ginny di oggi non ricordava nemmeno con chiarezza quella lei così lontana: la realtà l’aveva cambiata, esigendo un pedaggio molto alto.
Era a casa dopo sei mesi ininterrotti passati come Auror a catturare Mangiamorte assassini e a cercare di comprendere i disegni del Signore Oscuro.
Un simile sforzo esigeva un prezzo pesante: sperava di avere dentro di sé di che pagarlo, senza lasciarsi annientare; a volte pensava che il confine tra quelli come lei e i Mangiamorte che perseguivano fosse davvero sottile.
D’altra parte, dalla fine della scuola (ancora un’altra vita!) la sua scelta era stata di combattere Voldemort in prima linea.
Le venne da sorridere, stancamente: Voldemort.
Non ricordava bene quando avesse iniziato a chiamare il Signore Oscuro con il suo nome senza provare un brivido di terrore, ma Hermione aveva ragione, come sempre: bisognava guardare la realtà con coraggio e franchezza, senza nascondersi dietro paraventi, nemmeno se erano dei nomi.
Sospirando, sedette davanti allo specchio, guardandovi la persona che vi era riflessa: come era cambiata, in quegli anni!
Si sentiva spezzata in tanti frammenti: la Ginny-bambina, la studentessa, la figlia, la sorella, l’amica, l’Auror, la guerriera.
La strana sensazione di estraneità che talvolta la prendeva, diventava più frequente: sarebbe mai riuscita a trovare un luogo da chiamare “casa”, dove tutte le Ginny potessero ricomporsi?
Sbuffò seccata, scostando i capelli rossi dal volto: fare quel brutto sogno la portava sempre a pensare a cose inutili e senza senso.
Avrebbe fatto meglio a pensare a cose più pratiche, come le nuove battaglie o a come evitare di far preoccupare i suoi genitori, sempre così ansiosi, specialmente mamma.
Erano in piena guerra, ormai da qualche anno, e la stavano vincendo, ma il mondo magico ne stava pagando un prezzo altissimo…
C’erano voluto tempo, sangue e sacrifici, ma, dopo alcune vittorie importanti, riportate in violenti scontri con le Forze Oscure, finalmente la comunità magica aveva capito che i Mangiamorte non erano invincibili e che si poteva fare qualcosa per opporsi al loro terrore.
Lentamente era nato un sentimento di resistenza attiva; ora maghi e streghe di tutto il mondo volevano liberarsi di Voldemort, perciò lo avevano privato delle sue armi più potenti: la paura e il terrore.
Finalmente.
Un lieve bussare alla porta la distrasse dai suoi pensieri cupi e vide la madre mettere dentro la testa, per controllare se dormisse ancora.
- Ginny, tesoro, sei sveglia! Che ne diresti di scendere per fare colazione, prima di partire? Gli altri saranno qui tra non molto. Ti ho preparato il porridge come piace a te!
Ginny guardò la madre con profondo affetto; gli avvenimenti degli ultimi anni avevano imposto un pesante tributo alla signora Molly Weasley.
La sua figura, da sempre piuttosto rotondetta, ora era dimagrita e vistose ciocche grigie screziavano il rosso acceso dei suoi capelli, mentre il viso dolce era solcato da profonde rughe di dolore: perdere George l’aveva devastata e il tradimento di Percy era stato un colpo ancora più duro.
Inoltre, il nuovo lavoro di papà le richiedeva molte energie: si occupava di una miriade di piccole incombenze per consentire al Ministro di dedicarsi agli affari più importanti.
Anche il suo incarico come Auror era fonte di angoscia per lei, seppur lo nascondesse il più possibile; purtroppo quelli erano tempi duri e nessuno poteva esimersi dal fare il proprio dovere, secondo i propri talenti.
Sua madre lo sapeva e si preoccupava in silenzio, anche perché lei di talento come Auror ne aveva… e parecchio.
Era sempre in prima linea, dove lo scontro era più duro e feroce e nonostante fosse un Auror anche Bill, per i suoi genitori, rimaneva la piccola di famiglia, quella che doveva essere protetta.
Far parte dell’Ordine della Fenice l’aveva riempita d’orgoglio e di determinazione a non sfigurare: lì operavano i migliori e gli incarichi erano sempre altamente pericolosi, ma Moody diceva che lei aveva la giusta combinazione di fermezza, coraggio ed equilibrio per affrontare con successo creature che perseguivano solo progetti di morte e distruzione.
In effetti si era fatta onore, con il suo compagno di squadra, e al Ministero godeva di un’elevata considerazione per le informazioni fondamentali che aveva raccolto, servite poi per riportare vittorie importanti.
L’Ordine, fortemente elitario, era composto prevalentemente da Auror piuttosto giovani, altamente motivati, determinati e qualificati, molti dei quali si erano formati alla scuola di Albus Silente, che faceva della comprensione, della fermezza, dell’integrità morale e del senso di giustizia il perno fondamentale su cui costruire uno stile di vita a di azione.
Secondo Moody, e decisamente lui ne doveva sapere qualcosa, un Auror non poteva comportarsi come coloro che perseguiva, altrimenti non ci sarebbe stata più alcuna differenza tra i giusti e i malvagi; nutriva solo disprezzo per i colleghi che riportavano trionfanti le teste sanguinanti dei Mangiamorte catturati, senza contare che quel sistema era ottimo per perdere informazioni preziose sui contorti piani del nemico.
- Così si vincono le battaglie ma non la guerra! - le ripeteva continuamente Moody e lei la guerra la voleva vincere ad ogni costo; voleva ritornare al tempo in cui la più grande preoccupazione per ragazzi e ragazze era il voto della verifica di Pozioni o come farsi dare un appuntamento da un compagno carino.
Ma una voce sempre meno sommessa, dentro di lei la ammoniva che quel tempo era irrimediabilmente scomparso.
Accantonando con uno sforzo quei pensieri introspettivi e cupi che da qualche tempo la assalivano con sempre maggiore frequenza e attingendo ad ogni grammo di allegria che le rimaneva in corpo, rivolse un gran sorriso alla madre.
- Scendo appena sono riuscita a pettinarmi questi capelli. Giuro che diventano sempre più indomabili! Prima o poi li taglio!
Raggiante, Molly si sedette sullo sgabello accanto alla figlia e cominciò a spazzolarle i folti e lunghissimi capelli.
- Oh no, tesoro; sono così belli! Negli ultimi tempi si sono scuriti ancora un poco ed ora hanno questo bel colore ramato. Potremo provare con una pozione Lisciacrine: da qualche parte ho ancora la ricetta di tua nonna che funziona a meraviglia…
Ginny continuò a condividere con la madre i discorsi fitti fitti che solo due donne possono fare, finché non sentì un gran frastuono provenire da numerosi piani di sotto.
- Deve essere arrivata la scorta di tuo padre… Ma cosa stanno combinando? Ho impiegato ore a pulire la cucina, se si azzardano a sporcarmela…
Infuriata, la signora Weasley si precipitò fuori dalla camera, pronta a rimbrottare con equanimità tutti coloro che avrebbero attraversato la sua strada.
La maschera di allegria cadde facilmente dal volto di Ginny.
Meccanicamente, incominciò ad intrecciarsi i capelli, nella solita, pratica e lunga treccia che lasciava ricadere su una spalla, ripensando agli ultimi mesi.
Finalmente, dopo lunghe ricerche, erano riusciti a catturare Goyle senior: lo rivedeva ancora, in ginocchio, con gli occhi che piangevano e il naso che colava, il volto contorto in una maschera di terrore e furore e odio ottuso.
Temeva di essere ucciso, non a torto; molti Auror preferivano consegnare dei cadaveri agli agenti del Ministero: così non si perdeva tempo per le inchieste e per il processo, ma lei e Moody non la pensavano a quel modo.
I morti non rivelavano notizie interessanti, non tradivano i compagni e non sussurravano informazioni sulla Fortezza delle Ombre, il covo di Voldemort.
Sentiva che erano vicini a scoprire la sua posizione e quello sarebbe stato davvero un elemento in grado di concludere la guerra anche se rimaneva aperto un gigantesco problema: come eliminare definitivamente Voldemort?
Ah, quella sì, era la questione fondamentale: eliminare i Mangiamorte non serviva a nulla se poi il Signore Oscuro sopravviveva; tutti sapevano che lui non avrebbe mai abbandonato i suoi propositi e il ciclo sarebbe ricominciato per la terza volta…
Invece era essenziale concludere.
Definitivamente e per sempre.
Ma come uccidere ogni essenza di Voldemort?
Come eliminare ogni refolo di vita in quella creatura subumana, degradata e malvagia?
Ridendo piano, stancamente, uscì dalla camera: probabilmente quella era la miliardesima volta che ci pensava e non si era avvicinata alla soluzione neanche di un pollice.
Si avviò fuori dalla sua camera, incontro ai compagni, meditabonda.
Oh, beh, ne avrebbe parlato con Harry ed Hermione e forse loro…

***

La cucina era davvero affollata, ma frastuono arrivava naturalmente tutto da Tonks.
Nonostante passassero gli anni, la goffaggine della ragazza non veniva mai meno, tranne quando era in missione.
Attualmente sfoggiava, da qualche settimana, un aspetto tutto sommato dimesso, giocato sul castano di occhi e capelli corti e un abbigliamento anonimo: pantaloni maschili, informi ed abbondanti, di uno strabiliante e nauseabondo marrone verdastro, con milioni di tasche e una maglietta nocciola.
Nel linguaggio di Tonks, il messaggio era inequivocabile: sono-triste-perché-mi-manca-mio-marito.
Ginny, divertita, la guardò affannarsi per ricomporre i pezzi di piatti scompagnati della credenza che erano caduti a terra quando si era Materializzata troppo vicino al mobile.
Era da sempre un vero disastro nelle faccende domestiche e non accennava a migliorare.
Persino Molly si era arresa, dopo aver tentato di darle delle lezioni di economia domestica: gli esilaranti e tragicomici risultati suscitavano ancora irrefrenabili risate, quando li si rievocava; neppure il matrimonio con Neville aveva sortito effetti, da quel punto di vista.
Ricordava ancora sghignazzando la cerimonia: un’ecatombe di disastri conditi dalle dimenticanze dello sposo, troppo nervoso per ricordare perfino il proprio nome…, figuriamoci le formule dello sposalizio.
Neville aveva tirato fuori una voce forte e sicura solo per dichiarare che intendeva prendere Tonks come moglie, guardandola intensamente, senza lasciarsi distrarre da occhi e capelli che cambiavano colore vorticosamente (qualche mese dopo, le aveva confidato di aver avuto l’impressione di sposare molte donne contemporaneamente!)
Era stato un giorno molto dolce e commovente che le aveva dato speranza… e allegria.
Nonostante l’apparente incompatibilità della coppia e i numerosissimi pronostici pessimistici, erano ancora insieme dopo tre anni ed anzi apparivano sempre più affiatati.
Ginny era molto felice per loro: vederli insieme, in modo misterioso, continuava a darle la carica per andare avanti.
Sotto lo sguardo incendiario della signora Weasley, si precipitò ad aiutare l’amica a rimediare al disastro, impietosita dai suoi tentativi convulsi ed inconcludenti..
- Ginny, tua madre…Io non capisco … Era sicura di arrivare al centro della stanza…
Tonks, agitatissima, si affannava a lanciare incantesimi, guardando nervosamente Molly che le indirizzava uno sguardo assassino, osservando, con le braccia incrociate, la sequenza di salcicce, bruchi pelosi, palline da ping pong e funghi rossi in cui via via aveva trasformato i cocci dei piatti.
- Tonks, non preoccuparti, si può rimediare facilmente: Recompongo cocci! — le sussurrò Ginny, soffocando la ridarella.
- Grazie, Ginny, - rispose l’amica, molto più sollevata, lanciando un sorriso incerto alla padrona di casa — Non capisco proprio come ci riesci: con gli incantesimi domestici sono proprio un disastro; sai, Neville è molto più bravo di me, perciò li lascio fare a lui!
- Ottima idea! Come mai non ti ha accompagnata?
- E’ rimasto al San Mungo con Remus, di nuovo: dice che ha in corso un esperimento molto importante e vuole terminarlo. Sono sicura che quei due hanno in mente qualcosa, ci stanno trafficando da mesi, ma Neville è più chiuso di un’ostrica e l’altro è anche peggio! Comunque ci raggiungeranno direttamente ad Hogwarts, domani. — sbuffò esasperata la ragazza, mentre i suoi capelli passavano dal tranquillo ed anonimo color castano ad un azzurro squillante, crescendo di botto di parecchie spanne.
Mentre ascoltava Tonks, Ginny aveva controllato, con un riflesso automatico, le presenze nella cucina.
Moody si era accomodato su una delle sedie scompagnate e traballanti e lavava il suo occhio magico in un bicchiere pieno d’acqua (non lo sopportava quando faceva così. Era disgustoso!); Bill e Cho confabulavano vicino al lavello: per la ragazza tutto costituiva una novità: non era mai stata alla Tana ed osservava allibita la cucina arredata con il più incredibile assortimento di pezzi usati e malandati o rattoppati che potesse esistere.
Doveva sembrarle molto diverso dal minuscolo appartamento londinese che divideva con Bill, vicino al Ministero, ma non aveva l’aria di trovare sgradevole ciò che vedeva.
Arthur leggeva un grosso fascio di pergamene dall’aria ufficiale, portategli da Ron e, a tentoni, cercava di scostare una sedia, per mettersi comodo.
- Harry ed Hermione hanno detto che arriveranno più tardi: devono finire un rapporto o qualcosa del genere… - sussurrò ancora Tonks, all’orecchio dell’amica, senza guardare in direzione di Ron.
Ginny sospirò; naturalmente il fratello aveva sentito e si era immediatamente irrigidito: il trio affiatato dei giorni di scuola non esisteva più.
Ufficialmente lui ed Hermione formavano ancora una coppia, ma non si parlava più di nozze da un pezzo ed i rapporti erano sempre più tesi.
Dalla morte di George, Ron era cambiato: cupo, facilmente irritabile, taciturno, sembrava incolpare Harry di essere quello che era e di non aver fatto il possibile per salvare l’amico.
Purtroppo all’epoca Harry era troppo lontano, sul Continente, ed era totalmente all’oscuro dei folli progetti dei gemelli, ma anche se li avesse conosciuti, non avrebbe potuto fare assolutamente nulla: niente poteva frenare Fred e George, una volta presa una decisione.
Lei l’aveva visto piangere lacrime silenziose sulla tomba di George, profondamente addolorato da quella perdita, ma Ron non aveva voluto vederle.
Ad aggiungere sale sulla ferita c’era il fatto che il Ministero aveva negato al fratello la carriera di Auror, da lui tanto desiderata e che riteneva sua di diritto.
Secondo i funzionari dell’Ufficio di Protezione e Repressione dei Maghi Oscuri, il fratello non era caratterialmente adatto a quel genere di incarico, mentre si erano dimostrati entusiasti delle iscrizioni del Ragazzo-Che-Era-Sopravvissuto, della migliore studentessa di Hogwarts da molti anni a quella parte e di lei stessa.
Gli eccellenti risultati ottenuti da loro tre al durissimo corso di preparazione non avevano sorpreso nessuno, ma, ancora una volta Ron non aveva gradito che Harry ed Hermione formassero sul lavoro una coppia affiatatissima e completa sotto molti punti di vista.
Harry in combattimento non aveva rivali ed Hermione eccelleva in strategia: molti Mangiamorte ne stavano pagando le conseguenze dove erano stati rinchiusi.
Ginny comprendeva che in questa situazione Ron si sentisse tagliato fuori da un fetta importante della vita della sua compagna, ma non era colpa di Hermione per essere quella che era.
Purtroppo il fratello si stava scavando la fossa da solo; pretendere di controllare Hermy e le continue scenate di gelosia che le faceva servivano solo ad allontanare la ragazza da lui.
Prevedeva un futuro molto cupo per quei due, ma non poteva farci un bel niente: aveva cercato di intervenire una sola volta, per appianare una brutta litigata e, come risultato, entrambi non le avevano parlato per settimane, perché ciascuno dei due la incolpava di prendere le parti dell’altro e la situazione non si era risolta.
Ultimamente, poi, aveva notato una crescente intimità tra Harry ed Hermione: piccoli gesti discreti, occhiate furtive, frasi iniziate dall’uno e finite dall’altra; se quello che pensava era vero… beh, Ron era game over con Hermy e, tutto sommato, nonostante volesse bene al fratello, forse era la soluzione migliore per tutti.
Sorrise tra sé, ironicamente; non era certo al persona più indicata per commentare una qualsiasi vita amorosa, con la confusione della sua.
- Weasley, sei sempre troppo distratta! VIGILANZA COSTANTE!
La ragazza sembrò schizzare fuori dalla sua pelle, poi, ancora più rossa dei suoi capelli infuocati, si girò a guardare il suo compagno di squadra con aria colpevole.
- Scusa, Moody, hai ragione. Vigilanza costante. Non succederà più.
- Lo vorrei ben vedere, non ho voglia di lasciarci la pelle per la tua distrazione… - ringhiò il suo compagno, guardandola in cagnesco con l’occhio sano, mentre l’altro, ormai pulito e al suo posto, vorticava sospettoso, scrutando ogni angolo.
Borbottando imprecazioni che avrebbero fatto impallidire sua madre, consapevole di essersi meritata quel rimprovero, Ginny andò a prendere la sua scopa ed il suo equipaggiamento, mentre suo padre ultimava di leggere la prima pergamena del fascicolo.
- Allora - continuò Moody — Bill e Cho con Molly e il giovane Weasley, gli altri con il Ministro. Sguainate le bacchette e massima attenzione.
- Davvero, Alastor, non credo sia necessario tutto questo, in fondo dobbiamo solo Materializzarci… - cominciò il Ministro della Magia Arthur Weasley, in tono accomodante.
- Non dire sciocchezze, Arthur, certo che è necessario — intervenne tagliente Molly, riservando al consorte una delle sue migliori occhiate incendiarie.
- Mi perdoni, Ministro, ma la sua sicurezza è prioritaria - rincarò la dose Tonks, ansiosa di rientrare nelle buone grazie della padrona di casa.
- Papà, sei Primo Ministro della Magia, è ovvio che dobbiamo garantire la tua sicurezza.
Ginny guardò con affetto il suo papà: Ministro della Magia…
Chi l’avrebbe mai detto?
Dopo l’omicidio di Caramell era stato eletto con una maggioranza schiacciante e gli unici a rimanerne stupiti erano stati proprio i suoi genitori; il cambiamento di indirizzo politico era apparso subito evidente: la pacata, ferma determinazione della nuova guida della comunità magica, le rapide decisioni prese per rimediare alla precedente amministrazione, indecisa ed impaurita, persino la sua passione per la tecnologia babbana avevano generato un nuovo sentimento di fiducia e sicurezza nella vittoria.
Arthur Weasley aveva creato e manteneva compatta una difficilissima alleanza e collaborazione con molte creature magiche senzienti ed aveva coalizzato gli sforzi dell’esercito di resistenza di tutti i continenti.
Forse quella era stata la sua più grande vittoria, fino a quel momento: grazie alla sua mediazione i Giganti e i Vampiri non erano passati tra le fila di Voldemort e persino i Centauri avevano stretto un’alleanza (non proprio entusiasta) con il Ministero.
La voce di Arthur Weasley era ascoltata col massimo rispetto e la più grande considerazione anche nel resto del mondo magico che rifiutava il dominio di Voldemort.
La sua figura era essenziale per riportare la vittoria desiderata e la sua sicurezza costituiva un imperativo, soprattutto ora che erano in corso trattative segretissime e delicate con importanti alleati di Voldemort: il viaggio ad Hogwarts aveva proprio lo scopo di incontrarli, in un luogo riservato e segreto.
Moody ancora una volta interruppe le riflessioni di Ginny, ordinando a tutti, con un cenno di bacchetta, di prendere le posizioni stabilite.
- Nessuno abbandonerà la vigilanza, fino a quando la Abbott e Kingsley non ci segnaleranno che le difese di Hogwarts sono abbassate — ringhiò ancora, rocamente.
Bill e Cho, con le bacchette pronte a colpire, si disposero davanti e dietro a Ron e Molly e, con uno sguardo di intesa ai compagni, al “tre!” si Smaterializzarono con un lieve “pop”.
Gli altri si disposero allo stesso modo intorno al Ministro rassegnato e scomparvero subito dopo, contemporaneamente.
Ginny avvertì la lieve vertigine della Smaterializzazione: tutto divenne buio intorno a lei, poi, all’improvviso, vide le familiari mura della Sala Grande di Hogwarts.
Avvertì una vampata di energia magica calarle intorno: le difese del Castello, eccezionalmente abbassate per permettere la loro Materializzazione, si erano rialzate.
Erano arrivati, tutti, sani e salvi.

***

20 dicembre, mattino a Grimmauld Place, 12

- Mmmm, alzati, dormiglione, dobbiamo andare o faremo tardi… - sussurrò la ragazza all’orecchio del compagno.
- Non ne ho nessuna voglia. Rimaniamo ancora qui — fu il borbottio di risposta.
- Non possiamo, ci aspettano tutti, anche Ron.
Quel nome svegliò completamente Harry dalla sonnolenza che talvolta lo prendeva dopo aver fatto l’amore.
Era vero, dovevano dirlo a Ron, anche se non sarebbe stata una cosa facile.
Dalla morte di George, il suo amico di sempre sembrava scomparso; finite la complicità, la solidarietà, il sostegno reciproco.
Certo era già successo all’inizio del quarto anno di scuola, ma credeva che quel problema di gelosia fosse superato, tuttavia, quando aveva cercato di sostenerlo per la tragedia del fratello, sperando di condividere ed alleviare insieme il grande dolore, l’amico gli si era rivoltato contro e, nella furiosa litigata che ne era seguita, le parole dette da Ron avevano pesato come pietre enormi.
Harry aveva ascoltato incredulo e sbigottito un torrente di gelosia, rancore, invidia, angoscia erompere dalla bocca della persona a cui si credeva più vicino.
In silenzio, tristemente, lo aveva udito urlare al mondo quanto fosse ingiusto che lui e solo lui avesse il meglio.
Già, il meglio di che cosa? Cosa aveva lui?
Una famiglia di Babbani gretti e meschini di che lo aveva allontanato appena raggiunta la maggiore età, i genitori assassinati, il padrino assassinato, una cicatrice da anatema che lo rendeva un bersaglio perfetto per Voltemort ed i suoi accoliti e che lo costringeva a mantenere una costante concentrazione per evitare di essere posseduto, una professione altamente pericolosa che rischiava ogni momento di rubargli l’anima e la comunità magica che si divideva tra chi lo considerava molto pericoloso, molto pazzo o molto eroico e che, in ogni caso, lo teneva ben a distanza.
E quell’idiota cianciava di successi immeritati a Quidditch, di M.A.G.O. elargiti per favoritismi e di una carriera come Auror ottenuta per raccomandazioni.
Certo, dopo qualche giorno si era scusato, assicurandogli di non considerarlo responsabile della morte di George e di non pensare davvero a ciò che aveva detto; naturalmente lui, in nome dell’amicizia e del dolore comune, aveva accettato le scuse ed i rapporti sembravano essere ripresi come prima, ma qualcosa si era incrinato in maniera preoccupante.
Poi era arrivata la complicazione di Hermy.
La breve cotta per Cho era passata già alla fine del quinto anno di scuola e fino al diploma la relazione tra i suoi migliori amici, sempre più profonda e stabile, lo aveva reso davvero felice.
Li aveva visti soddisfatti e sereni e se anche qualche volta si era sentito escluso ed un poco invidioso.. beh, aveva represso con fermezza quei pensieri indegni.
Poi, lentamente, aveva cominciato a guardare Hermione con occhi diversi: aveva scoperto che era davvero facile parlare con lei di tante cose; non si scioglieva in lacrime e non ridacchiava per un nonnulla, come facevano tante altre.
Anzi, aveva sorpreso se stesso a ridere e a riflettere su quello che lei diceva e a desiderare sempre più spesso la sua compagnia.
Lei era stato l’unico essere umano a cui aveva davvero confidato il suo dolore per la morte di Sirius e, lentamente, le aveva parlato anche delle sue più segrete paure ed ansie per il futuro
Era la persona più affidabile, concreta, onesta e sincera che avesse mai conosciuto e non aveva mai, mai messo in dubbio le sue parole, anche quando sembravano inverosimili perfino a lui.
Non ricordava una sola volta in cui gli avesse fatto mancare il suo aiuto ed il suo sostegno e riconosceva, con rammarico, di non essere sempre stato un amico altrettanto fedele.
Aveva cominciato ad apprezzare sempre di più la saggezza della ragazza, la maniera appassionata di realizzare ciò in cui credeva, persino quando erano assurdità come il C.R.E.P.A.
Lei agiva e si impegnava al massimo, invece di limitarsi a parlare di fare qualcosa..
Piano piano, Hermione Granger era diventata sempre più importante per lui e Ron non aveva mai lasciato intendere di disapprovare quel rapporto tra amici.
Poi, dopo la fine della scuola, qualcosa si era guastato; l’amica era stata sommersa da offerte di lavoro prestigiosissime: praticamente ogni Ufficio del Ministero avrebbe fatto carte false pur di assumerla, mentre Ron aveva trovato un impiego in un dipartimento secondario e solo grazie all’influenza di suo padre; la delusione era stata cocente.
Impotente, aveva guardato il rapporto tra la ragazza e Ron logorarsi lentamente: erano iniziate le liti vere, seguite da riappacificazioni sempre più brevi ed aveva sofferto per entrambi.
Tuttavia, con orrore, aveva anche scoperto che provava una punta di crescente soddisfazione nel vedere che Hermione si allontanava sempre di più dal fidanzato per venire a piangere sulla sua spalla: ne aveva provato ribrezzo per se stesso e gli era sembrato di tradirli entrambi.
Accorgersi che desiderava la sua migliore amica, nonché fidanzata con l’amico più caro e fedele, era stato un vero choc; ricordava ancora i tentativi disperati di non fare capire nulla a nessuno, specialmente a lei.
Aveva chiesto addirittura di essere assegnato ad un altro Auror, ma al Ministero non avevano voluto sentir ragioni: loro erano la coppia di punta della nuova generazione di maghi ed uno dei perni della resistenza a Voldemort.
Aveva cercato di resistere con tutte le sue forze, concentrandosi sul lavoro, tentando di dimenticare quanto lei fosse bella e desiderabile, ma, naturalmente, le buone intenzioni erano evaporate quando se l’era ritrovata tra le braccia, in una certa grotta dei Pirenei spagnoli, mentre davano la caccia a MacNair.
L’inseguimento era durato intere settimane, portandoli sulle tracce del Mangiamorte da Liverpool a Berlino, a Ginevra, alle selvagge montagne spagnole; lì l’avevano snidato e ne era seguita una breve ma violentissima battaglia con un folto gruppo di accoliti di McNair.
Da cacciatori, si erano improvvisamente trasformati in prede: la loro fuga li aveva condotti in quella piccola grotta, intima e raccolta, dove avevano fatto perdere le tracce agli inseguitori con un brillantissimo incantesimo di Dissimulazione.
Il sollievo era dilagato ruggente nelle vene di entrambi, unito all’euforia di essere vivi e, dopo quel bacio fantastico, si era aspettato un ceffone da rintronargli le orecchie, ma con sua immensa sorpresa Hermy lo aveva ribaciato e poi sedotto.
Eh, sì, decisamente sedotto, anche se lui non aveva certo opposto una strenua resistenza.
Dopo, nessuno di due si era minimamente pentito dell’accaduto, ma ogni spiegazione aveva dovuto aspettare la cattura del Mangiamorte, avvenuta puntualmente tre giorni dopo.
Harry strinse possessivamente Hermione e si concesse gli ultimi istanti sotto le coperte, sospirando piano: gli piaceva il suo odore, speziato con un sottofondo dolce, proprio come lei.
La morse delicatamente sul collo, vicino alla spalla e sentì le risatine scatenarsi, trillanti.
- Non cominciare qualcosa che non puoi finire, Harry!
- Avanti, cosa cambia se tardiamo un poco? — le sussurrò in un orecchio, invitante.
La allettò, carezzandola delicatamente e rotolando sopra di lei; affondò gli occhi nei suoi, guardandola profondamente.
- Ti amo, Hermione, da tanto tempo, anche se credevo di essere solo un tuo amico.
- Anche io ti amo, Harry, e non me ne rendevo nemmeno conto.
Hermione gli accarezzò il volto, guardando con meraviglia gli occhi verdissimi sopra di lei, pieni di dolcezza.
Quando aveva capito di amare quell’uomo?
Non riusciva a ricordarlo; forse quando le era stato vicino dopo “l’incidente” mortale dei suoi genitori che l’aveva lasciata completamente sola o quando lo aveva visto uccidere per la prima volta, in combattimento, ascoltando dopo la sua profonda angoscia e disperazione per ciò che aveva dovuto fare.
Sapeva solo che un giorno, all’improvviso, l’aveva guardato e non aveva riconosciuto l’amico: non era più il ragazzo dei tempi di Hogwarts, preso dal Quidditch e arrabbiato con il mondo intero.
Aveva visto un giovane uomo, un mago, che aveva accettato le proprie enormi responsabilità con consapevolezza e la forza di piegare il destino al proprio volere.
Quella forza l’aveva travolta: quello era un compagno alla pari, in grado di completarla senza appoggiarsi a lei, in cerca di sostegno e rassicurazione.
Quello che provava per Ron, che aveva creduto forte e sincero anche se in un momento di difficoltà, non aveva resistito all’impatto e, con suo stupore, sgomento e tristezza, si era ridimensionato in un profondo affetto per un amico con cui aveva condiviso esperienze importanti e difficili.
Con un sentimento dolce-amaro aveva compreso che Ron era l’amore dell’adolescenza, quando tutto sembra possibile, ma quello che provava per Harry era l’amore del suo essere donna, maturo e consapevole ed era prontissima a viverlo e a difenderlo dal giudizio di chiunque.
Lo baciò con foga, appassionatamente ed Harry rispose con altrettanto entusiasmo.
- Pensandoci bene, dobbiamo finire questo lunghissimo rapporto…- gli sussurrò, maliziosa.
- Già, davvero lunghissimo… Ci vorrà tutto la mattina…- rispose, beato, Harry.
Dopotutto, Hermione era un persona molto coscienziosa e ligia al dovere; non si potevano lasciare le cose a metà, no?…

***
20 dicembre, mattino ad Hogwarts

Ginny si guardò intorno, pensierosa; appena arrivata aveva coscienziosamente supervisionato la sistemazione dei genitori, disponendo numerosi strumenti magici anti Maghi Oscuri nelle loro stanze; il preside li aveva alloggiati in un‘accogliente suite, in un’ala del castello vicina alla torre del Grifondoro, da cui si godeva una straordinaria vista del lago.
Oltre alle stanze dei coniugi Weasley, ogni Auror disponeva di una camera personale lungo lo stesso corridoio: chiunque avesse cercato di arrivare al Ministro, doveva oltrepassare le sue guardie del corpo.
Dopo aver visto ben sistemati padre e madre (papà cominciava già a ricevere gufi, pappagalli, un tucano e persino un pellicano!) si era dedicata alla riscoperta della sua vecchia scuola.
Aveva suggerito lei di passare lì le vacanze di Natale; il castello era estremamente sicuro e, appena dopo la partenza degli studenti, ancora più facilmente difendibile: insomma perfetto per i loro molteplici scopi.
Naturalmente i Mangiamorte sarebbero stati subito informati della presenza al castello del Ministro (questo avrebbe permesso di individuare eventuali spie tra gli studenti, primo risultati utile), ma c’era ben poco che loro potessero fare al riguardo: le difese ora erano davvero formidabili, dopo il rinforzo operato a seguito dell’invasione avvenuta al tempo del suo sesto anno.
Proprio quella tragica occasione forniva una copertura perfetta: la commemorazione degli studenti e dei professori caduti era diventata una tradizione annuale, a cui partecipava il Ministro in persona che spesso si fermava anche per le festività.
Ginny camminava per i corridoi non più troppo familiari; dal tempo del diploma, non era più tornata lì, ad Hogwarts, nemmeno per il funerale di Silente: all’epoca era impegnata con Moody in una difficile ricerca di un gruppetto di Dissennatori a New York.
Non avevano interrotto la caccia, ma il loro dolore era stato ugualmente immenso per la grande figura che era così tragicamente scomparsa.
Ora ritornava in quei luoghi che erano stati come una seconda casa per sette anni.
La sua mente rivedeva gli amici, sentiva le loro risate, gioiva per i loro piccoli trionfi.
Alcuni di loro li aveva persi di vista, altri erano morti o peggio, come Michael Corner, ucciso con la sua famiglia da alcuni Mangiamorte, o Dennis Canon che aveva ricevuto il Bacio da un Dissennatore durante l’attacco, mentre cercava eroicamente di difendere un gruppetto di studenti del primo anno.
Altri ancora erano passati tra le fila di Voldemort e non tutti erano Serpeverde: Terry Steeval, ad esempio, che aveva addirittura fatto parte dell’E.S. o Marietta Edgecombe (brutta traditrice, il tribunale aveva potuto riconoscerle solo un ruolo marginale tra le Forze Oscure, ma ci aveva pensato lei a darle una bella lezione; non che importasse a qualcuno del suo nuovo grugno di porco…In effetti, le donava).
Camminando lentamente, quasi in una sorta di pellegrinaggio, incrociava gli studenti di tutti gli anni, di tutte le Case che lasciavano il passo spontaneamente alla sua figura ammantata di verde scuro.
- Auror, è un Auror, uno di quelli veri — sentiva bisbigliare intorno a lei.
Li sentiva osservare lo stemma del suo incarico: una bacchetta che brillando allontanava le tenebre, il tutto inquadrato nella sagoma rossa e oro di un uccello ad ali spiegate: il distintivo dell’Ordine della Fenice; non erano in molti ad avere il diritto di portarlo, pensò con orgoglio.
Sentì un primo anno di Tassorosso sussurrare ad una sua compagna:
- Mi fa paura!
Quella reazione non la stupiva; l’esperienza e le battaglie le avevano insegnato che la morte non colpisce solo chi la riceve, ma, sotto certi aspetti, anche chi la scatena.
Ginny comprendeva di “puzzare” di morte e le sembrava di ammorbare l’aria di quei ragazzi che fino ad allora avevano conosciuto solo una vita sicura e tranquilla.
Sotto un altro aspetto, però invidiava ardentemente la loro innocenza: quegli adolescenti non avevano visto e fatto le cose orribili che per lei erano così familiari.
Desiderava però che le cose non cambiassero: ci avrebbe pensato lei a mantenere immutata la situazione, non avrebbe visto i loro occhi pieni di terrore o cinismo o amarezza; era sufficiente che a pagare il prezzo di quella guerra fossero in pochi.
Proprio a proposito, vide venirle incontro una figura molto familiare e gradita.
- Professoressa McGranitt! Si ricorda di me? Sono Gine…
- Non essere sciocca, Weasley! Eravate in sette e non ho dimenticato nessuno di voi. Inoltre tu sei l’unica tra loro che abbia preso una “E” in Trasfigurazioni ai M.A.G.O.
La sua insegnante preferita non era cambiata affatto: sembrava non avere età.
Alta e magra, esibiva un’aria austera e modi rigidi ma giusti, ma nascondeva in realtà un cuore generoso e tenero ed un sincero affetto per i suoi studenti.
La materia che insegnava richiedeva concentrazione e controllo e questa era la ragione della sua severità, ma la sua competenza era indiscutibile.
Da quella donna aveva imparato molto e non solo su come Trasfigurare qualcosa, anche se andava ancora molto orgogliosa di quella votazione, data dalla severissima e rigorosa insegnante.
- Ho appena parlato con tuo padre — riprese brusca la McGranitt - oggi c’è molta confusione, ma domattina gli studenti ritorneranno tutti a casa per le vacanze di Natale, insieme alla maggioranza dei professori, così avremo il castello a dispos… Louise Clarence! Che cosa ti sei messa addosso?!
Sogghignando, Ginny osservò la professoressa dare una bella lavata di capo ad una sesto anno di Serpeverde che, con la magia, si era accorciata vertiginosamente la gonna dell’uniforme.
Il sogghigno si allargò alle fatidiche parole:
- Cinque punti in meno a Serpeverde! —
Certe cose, per fortuna non cambiavano mai…
Altre, invece cambiavano fin troppo, commentò silenziosamente, con una smorfia, osservando l’avvicinarsi del nuovo preside: Severus Piton.
- Signorina Weasley, ho appena dato il benvenuto al Ministro e al suo… seguito. Ho dato tutte le disposizioni necessarie per agevolare il vostro lavoro, ma confido che non sconvolgiate troppo la routine del castello.
Senza attendere una risposta o degnarla di un altro sguardo, l’ex insegnante di Pozioni si allontanò zoppicando appena.
Alzando gli occhi al cielo, Ginny sospirò, poi scambiò uno sguardo complice con la sua ex professoressa, che inarcò leggermente le sopracciglia, con aria di sopportazione.
- Allora Weasley, perché non vai a sistemarti? Se non ho capito male ti hanno assegnato una camera vicino alla torre di Grifondoro. Potresti raggiungermi nel pomeriggio, per il the…
- Oh, sì, professoressa, mi piacerebbe molto!
Perché la McGranitt non aveva accettato la Presidenza della scuola?, si rammaricò Ginny; sarebbe stata una Preside eccellente..
Proprio Piton dovevano andare a scegliere?
Certo aveva riportato gravissime ferite per cercare di salvare gli studenti durante l’attacco dei Dissennatori, guidati dai Mangiamorte, ferite da cui non si era mai ripreso del tutto.
Per quell’atto eroico gli avevano conferito l’Ordine di Merlino, Prima Classe, onorificenza da lui tanto desiderata, ma… nominarlo preside…!
Cosa si poteva dire di buono di lui?
Era un pozionista straordinario, un eccellente mago, un professore preparato ed esigente, un ex Mangiamorte convinto, ma era anche sgradevole, viscido, vendicativo…e la lista dei difetti poteva continuare molto a lungo…
Proprio il posto di Silente dovevano dargli?
Borbottando sulle ingiustizie della vita, Ginny riprese a camminare, mentre la professoressa McGranitt interveniva decisa a sedare una zuffa tra due Grifondoro e alcuni Serpeverde, a base di Fatture Tarantallegra.
Entrando nella biblioteca, però Ginny scorse una figura più familiare e gradita, che parlava con Madama Pince.
- Hermione! Da quanto sei arrivata?
- Ginny! Che bello rivederti! Sono appena arrivata in carrozza da Hogsmeade e stavo prendendo accordi per il lavoro.
- Aaaah, sei sempre la solita, il dovere prima di tutto!
Le due amiche si abbracciarono con grande affetto.
- E’ arrivato anche Harry?
Inspiegabilmente Hermione arrossì leggermente, mentre con indifferenza si sistemava la tracolla piena di fogli e appunti, lanciando un’occhiata nervosa in direzione della bibliotecaria affaccendata lì vicino.
- No, arriverà più tardi, aveva ancora del lavoro da fare. Collegherà brevemente il camino della Sala Professori alla Metropolvere…
- Ah, capisco. Hai già visto Ron? Mi sembrava che ti cercasse.
- Davvero? No, non l’ho visto.
Con un’occhiata penetrante Ginny scrutò l’amica, impegnatissima a sistemare la tracolla.
- Senti, devo sistemare il mio bagaglio nella stanza che mi hanno assegnato. Se qui hai finito, ti andrebbe di aiutarmi?
Illuminandosi e scuotendo vigorosamente la testa, Hermione la trascinò fuori dalla biblioteca.

***
20 dicembre, tarda mattina, camera dell’Auror Weasley, Hogwarts

- Allora, quando hai intenzione di parlare con Ron? - chiese Ginny, con falsa indifferenza, seduta sul letto della sua stanza.
- Parlare con Ron?
Di nuovo l’amica sembrava straordinariamente interessata al panorama fuori dalla finestra: l’uniforme grigio invernale del lago ghiacciato e del cielo.
Per quasi un’ora tutte e due avevano ciarlato di argomenti poco importanti e ora Ginny si era stancata di aspettare che il vero argomento fosse introdotto.
- Oh, avanti, Hermy, non fare la finta tonta con me, non ti si addice. Arrivare separati non mi ha ingannata nemmeno per un istante. Si vede lontano un miglio che sei cotta di Harry e lui di te…Inoltre, hai un bel succhiotto sul collo, molto rivelatore: stendere il rapporto è stato… interessante?
Deliziata e scossa da un convulso attacco di ridarella, osservò l’amica portarsi le mani al collo e correre allo specchio per guardarsi.
- Maledizione, non me n’ero accorta!
- Mettiti una tunica a collo alto per cena oppure appenditi un cartello al collo: “Sto con Harry e posso fornire le prove”! - riuscì ad ansimare tra le risate.
- Oh! Sei tremenda, Ginevra Weasley. Credi che lo abbia visto qualcun altro? - chiese ansiosa Hermione.
- No, stai tranquilla, era coperto dai capelli e l’ho scorto per caso.
Ora, seriamente, guardava l’amica.
- Poiché i…mmm… rapporti tra te e Harry mi sembrano piuttosto… evidenti, cosa intendi fare con Ron? Ti ricordo che, ufficialmente, formate ancora una coppia.
Hermione andò a sdraiarsi sul letto accanto, abbracciando il cuscino e affondandovi la faccia.
- Gin, lo so che è tuo fratello, io non voglio fargli del male, è che è successo e noi…
- Senti, Hermy, io non giudico quello che stai facendo. Ho visto come ti trattava Ron ultimamente e non ti biasimo per avere cercato un altro compagno; penso solo che dovresti essere onesta con mio fratello…
- Hai ragione… Pensavamo di parlargli una di queste sere…
- Wow, che tempismo! Appena prima di Natale! Certo che gli prepari delle magnifiche feste!
- Gin, ma cosa posso fare? Io e Harry ci amiamo e… vorremmo che tutti lo sapessero.
- Naturalmente, mia cara. — sospirò - Diglielo e falla finita. Tanto, credo che non sarà una sorpresa…
- Secondo te la prenderà male?
- Tu cosa ne dici? Mollato dalla sua ragazza che intende annunciare subito dopo la propria relazione con il suo ex migliore amico nonché, secondo il suo punto di vista, responsabile di tutto ciò che gli è capitato.
-Harry non gli ha fatto un bel niente!
- Non scaldarti, Hermione, lo so perfettamente. Purtroppo Ron non si è mai liberato dal suo complesso di inferiorità — si sdraiò anche lei sul letto, guardando pensierosa il baldacchino rosso sopra di lei - D’altra parte, è adulto e vaccinato e se si è arrivati a questo, è soprattutto colpa sua. Non preoccuparti, la prenderà male e poi gli passerà. Io invece sono molto felice per te: trovo che tu ed Harry formiate una coppia stupenda!
- Dici davvero? Non ti dispiace? Sì, insomma dopo che Malfoy…
Sentire quel nome la fece automaticamente rannicchiare, quasi a difendersi dal dolore e dall’umiliazione.
Ansiosa, maledicendosi mentalmente per avere sollevato l’argomento, Hermione guardò le spalle dell’amica tremare leggermente.
- Non ti preoccupare, Hermy. Se a me è andata male non significa che mi auguri lo stesso per gli altri e poi è passato tanto tempo…
- Hai mai saputo qualcosa di lui? — chiese esitante.
- A parte il fatto che sia diventato un Mangiamorte, intendi? Mi basta e avanza come informazione. D’altronde non è nemmeno una sorpresa: lo immaginavamo tutti, fin dai tempi della scuola. Non deve essere uno degli accoliti più importanti però, perché partecipa raramente a scontri con Auror, al contrario del caro paparino, un assassino che si diverte ad uccidere Babbani indifesi e scappa quando arriva qualcuno alla sua altezza — concluse con amarezza.
I solitamente dolci occhi di Ginny furono attraversati da un lampo di rancore, nel ricordare il capo della famiglia Malfoy.
Ad ogni combattimento lei e Moody speravano di incontrarlo, perché avevano due cosine da dire e fare a Lucius Malfoy.
- Senti, lasciamo stare e pensiamo a te, invece — riprese più briosa - Harry ha intenzione di fare di te una donna onesta?
Hermione colse al volo l’occasione di abbandonare lo spinoso argomento.
- Beh, vorremmo sposarci, sì. Io preferirei aspettare la fine della guerra, ma lui dice che mi ha aspettata fin troppo e non intende perdere altro tempo.
Hermione si sentiva rossa fino alla punta dei piedi.
- Mmmmm, com’è romantico; non l’avrei mai detto, era così imbranato con Cho! - rise Ginny
- Vedi, è che io lo ispiro!
- Ah, sicuro, ed ora voglio sapere ogni più piccolo, sdolcinato dettaglio… ed in particolare, come ti ha fatto quel succhiotto!
- Ginevra Molly Weasley!

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Mangiamorte94
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MessaggioInviato: Lun Lug 13, 2009 5:32 pm Rispondi citando

Queste sono Fiction di vecchi Utenti che abbiamo scovato aggiornando le varie sezioni inerenti l'argomento. Severus ha deciso di postarle sul forum perchè anche loro meritano commenti. Buona lettura!

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CarolineFlack
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MessaggioInviato: Lun Mar 18, 2019 10:51 am Rispondi citando

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