{"id":466,"date":"2011-05-02T23:29:54","date_gmt":"2011-05-02T22:29:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.portkey.it\/sito\/?p=466"},"modified":"2011-05-02T23:39:41","modified_gmt":"2011-05-02T22:39:41","slug":"hogwarts-nuova-concezione-di-virtualita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.portkey.it\/sito\/2011\/05\/02\/hogwarts-nuova-concezione-di-virtualita\/","title":{"rendered":"Hogwarts: nuova concezione virtuale"},"content":{"rendered":"<p><strong>Marcello Barretta<\/strong>, aspirante regista e scenografo, attraverso una attenta analisi ci presenta un cambiamento di  tecnologia che  \u2013 forse \u2013 potrebbe aprire la strada ad una nuova  interpretazione della  virtualit\u00e0. Protagonista di questo articolo \u00e8 <strong>Hogwarts <\/strong>che, vi ricordiamo, nell&#8217;ultimo film sar\u00e0 <em>completamente <\/em>realizzata in <strong>digitale<\/strong>. <!--more--><\/p>\n<p><strong>La <em>sequenza del Drago<\/em><\/strong><strong> come nuova concezione di virtualit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p><strong><em>La teoria<\/em><\/strong>.<br \/>\n<em>\u00c8  virtualit\u00e0 quell\u2019immagine che, lungi dall\u2019essere frutto della  riproduzione fotografica della realt\u00e0, si configura come il risultato o  il prodotto di un algoritmo realizzato al computer<\/em>.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.portkey.it\/content\/rimessaaa\/reportagehoggy\/3\/pendolo2.jpg?w=750\" alt=\"\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/p>\n<p>Data questa definizione, possiamo subito iniziare chiarendo come, sino ad oggi, sia stata marcata la soglia tra analogico e virtuale. Parliamo di un\u2019immagine <em>analogica<\/em> quando, attraverso un processo foto-chimico s\u2019impressiona, sulla zona  emulsionata della pellicola, l\u2019immagine di qualcosa che \u00e8 effettivamente  stato, per un certo tempo, fisicamente presente davanti all\u2019obiettivo  della Macchina da Presa.<\/p>\n<p>Il cinema \u00e8 stato infatti pi\u00f9 volte indicato come la <em>sindone del mondo<\/em>,  ovvero un lenzuolo \u2013 lo schermo o la pellicola \u2013\u00a0 su cui resta  un&#8217;impronta di qualcosa che ha effettivamente sfiorato, toccato,  incontrato, la cinepresa. Quindi una realt\u00e0 <em>preesistente<\/em> al &#8220;lenzuolo&#8221; su cui in un secondo momento (quando tale realt\u00e0 non  esiste gi\u00e0 pi\u00f9, come un set smantellato o un attore deceduto o <em>quel<\/em> tempo impressionato) verr\u00e0 proiettata. Ci\u00f2  che viene meno nell\u2019immagine virtuale \u00e8 il rapporto con una realt\u00e0 che  le preesista, o che esista comunque indipendentemente\u00a0 da lei.  L\u2019immagine virtuale cessa di conservare, insomma, l\u2019<em>impronta<\/em> o la <em>traccia<\/em> del mondo e diventa un semplice <em>simulacro<\/em> generato da un linguaggio numerico.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.portkey.it\/content\/rimessaaa\/reportagehoggy\/2\/SERRE2.jpg?w=750\" alt=\"\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/p>\n<p><strong><em>La pratica<\/em><\/strong>.<br \/>\nFino  ad oggi questo discorso era pi\u00f9 che valido. Le tecnologie di CGI  (Computer Graphic Images) hanno permesso, sin dai loro primissimi passi  negli anni \u201970, di creare, puntino per puntino, <em>pixel by pixel<\/em>,  linea per linea, innumerevoli scenari e forme, che non sono mai  esistiti all&#8217;infuori del calcolatore elettronico che li ha generati.  Decine di tecnici e programmatori passavano infatti settimane, mesi,  anni, a creare, migliorare, elaborare dati che si traducevano in  simulacri della realt\u00e0, e che finivano nel film \u2013 e sul <em>lenzuolo<\/em> \u2013 senza mai essere stati fisicamente esistiti. Tali immagini virtuali dunque non rimandano ad un <em>altro-da-s\u00e9<\/em> a cui riferirsi e da cui ricevere senso, ma sono dotate di un\u2019autosufficienza esistenziale.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.portkey.it\/content\/rimessaaa\/reportagehoggy\/5\/cas4lrm.jpg?w=750\" alt=\"\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/p>\n<p><strong><em>L\u2019ipotesi<\/em><\/strong>.<br \/>\nTuttavia,  scopo di questa analisi \u00e8 portare in evidenza un cambiamento di  tecnologia che \u2013forse \u2013 potrebbe aprire la strada ad una nuova  interpretazione della virtualit\u00e0.<\/p>\n<p>Durante la pre-produzione del quarto film della serie <em>Harry Potter<\/em>,  che si \u00e8 avviata nel dicembre 2003, si \u00e8 dovuto affrontare il problema  riguardante le riprese dell&#8217;inseguimento del protagonista da parte di un  drago. Tale inseguimento si svolge infatti in volo, sopra i tetti della  scuola-castello di Hogwarts. Lo svolgimento della scena prevedeva piani  sequenza e riprese acrobatico-spettacolari intorno alle torri, nei  crepacci, sopra e sotto i ponti di collegamento, e perfino attraverso  gli archi dei ponti stessi.<\/p>\n<p>Escludendo,per semplificare, tutte le  riprese ibride (scene in live-action miste a set-extensions digitali o  compositing) possiamo dire che sin dalla Produzione del primo film della  Serie, per tutti gli esterni del castello di Hogwarts si \u00e8 fatto  ricorso a una enorme miniatura in scala <em>1:24<\/em> realizzata dalla <em>Cinesite<\/em> di Londra e dalla <em>AMB-FX<\/em>.  La Cinesite si \u00e8 sempre occupata, sotto la guida di Jos\u00e8 Granell, di  costruzione, manutenzione, illuminazione e riprese della Miniatura agli  Shepperton Studios. Nonostante siano stati realizzati anche alcuni &#8220;doppioni&#8221; di torri e edifici vari\u00a0 in scala maggiore, cos\u00ec da poter  effettuare close-up ancora pi\u00f9 ravvicinati, la miniatura completa \u00e8  sempre stata il principale punto di riferimento, ed \u00e8 diventata famosa  per l\u2019estrema realisticit\u00e0 e cura del dettaglio.<\/p>\n<div>\n<div><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.portkey.it\/content\/HPgof_1049.jpg?w=750\" alt=\"\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/div>\n<\/div>\n<p><strong><em>Il Problema<\/em><\/strong>.<br \/>\nMa  nonostante le grandi dimensioni, le cineprese impiegate per filmarla  non potevano effettuare piani sequenza cos\u00ec complessi come quelli  richiesti dalla scena del drago. I diversi dolly su cui erano montate  non potevano, ad esempio, infilarsi sotto gli archi del ponte,  attraversarli e \u2013 sempre procedendo velocemente \u2013 impennarsi per  risalire. Le riprese pi\u00f9 esterne al modello dove non erano contemplati  movimenti particolarmente elaborati potevano invece essere realizzate in  modo tradizionale.<\/p>\n<p><strong><em>La novit\u00e0<\/em><\/strong>.<br \/>\nFu  cos\u00ec che la Cinesite contatt\u00f2 l\u2019Universit\u00e0 di Leeds: quest\u2019ultima aveva  sviluppato un particolare tipo di scanner in grado di scansionare  superfici tridimensionali. A Ottobre 2004, si cominci\u00f2 a scansionare  ogni porzione dell\u2019enorme miniatura. Il meccanismo &#8211; almeno nella teoria  &#8211; \u00e8 semplice: lo scanner a laser invia un fascio di luce che colpisce  una superficie e torna indietro, e un computer elabora tali dati  registrando la lunghezza dei fasci, individuando picchi e gole di  qualsiasi dimensione. Cos\u00ec come un normale scanner fa la fotocopia  esatta di una pagina di un libro, altrettanto lo scanner dell\u2019Universit\u00e0  di Leeds trasferito agli Shepperton\u00a0 Studios ha scansionato in ogni  minima parte il modello del castello. La luce ha colpito qualunque  dettaglio, qualunque foro, segno, graffio o decorazione della  dettagliata texture della miniatura, andando a creare una mappatura  tridimensionale digitale completa. L\u2019unica cosa che lo scanner non ha  rilevato sono stati i colori, unica componente ricostruita da zero  (dunque virtuale al 100%)\u00a0 aggiunta in fase di Post produzione dalle  ditte <em>Framestore-<\/em><em>CFC<\/em> e <em>DubleNegative<\/em>.<\/p>\n<div>\n<div><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.portkey.it\/content\/vlcsnap-9d40886.jpg?resize=410%2C175\" alt=\"\" width=\"410\" height=\"175\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/div>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Conclusioni: un nuovo tipo di Virtualit\u00e0<\/strong>.<br \/>\nGrazie  alle nuove tecnologie di scansione tridimensionale, mai applicate al  Cinema prima d\u2019ora, nasce una nuova virtualit\u00e0. Se prima l\u2019immagine era  simulacrale perch\u00e9 nata a computer e priva di qualsiasi legame con un  referente che esistesse al di l\u00e0 di essa, adesso la nuova immagine nata  dalla scansione \u00e8 un&#8217;immagine che ha un referente fisico, e da esso \u00e8  generata.<\/p>\n<p>Se l\u2019immagine analogica equivaleva ad un processo  foto-chimico comparabile a scattare una fotografia a una pagina di un  libro, ora l\u2019immagine virtuale \u00e8 comparabile alla scansione di quella  stessa pagina. Cambia il mezzo ma in entrambi i casi otteniamo  un\u2019immagine-clone che ha l&#8217;impronta di un referente che \u00e8 effettivamente  stato, per un certo tempo, fisicamente presente davanti all\u2019obiettivo  della Macchina da Presa o\u00a0&#8211; in questo caso &#8211; dello scanner.<\/p>\n<p>L\u2019immagine  virtuale di cui si \u00e8 parlato in passato nasceva da un computer, tramite  il computer veniva inserita nel film, e sulla pellicola viveva senza  rimandare a null\u2019altro che a se stessa e al computer\/programma che l\u2019ha  generata.<\/p>\n<p>La nuova immagine virtuale nasce dalla realt\u00e0, da un  oggetto reale, tramite il computer \u00e8 inserita nel film, e sulla  pellicola rimanda all\u2019oggetto di cui \u00e8 ombra, impronta, come l\u2019immagine  analogica<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Marcello Barretta, aspirante regista e scenografo, attraverso una attenta analisi ci presenta un cambiamento di tecnologia che \u2013 forse \u2013 potrebbe aprire la strada ad una nuova interpretazione della virtualit\u00e0. Protagonista di questo articolo \u00e8 Hogwarts che, vi ricordiamo, nell&#8217;ultimo film sar\u00e0 completamente realizzata in digitale.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":479,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[850],"tags":[],"class_list":["post-466","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-film"],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/www.portkey.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/HJOGGY.jpg?fit=304%2C153&ssl=1","jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p1Yyp9-7w","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.portkey.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/466","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.portkey.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.portkey.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.portkey.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.portkey.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=466"}],"version-history":[{"count":10,"href":"https:\/\/www.portkey.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/466\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":474,"href":"https:\/\/www.portkey.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/466\/revisions\/474"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.portkey.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/media\/479"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.portkey.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=466"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.portkey.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=466"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.portkey.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=466"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}